Negli anni, attraverso una stretta collaborazione con due professionisti di eccellenza (operanti sia in struttura ospedaliera che sul territorio) nell’ambito di competenze strettamente complementari alla mia attività di diagnostica senologica (anatomia patologica per la lettura dei campioni bioptici, e chirurgia per l’approccio terapeutico), sono riuscita a portare sul territorio una vera e propria Breast Unit trasversale (territorio e realtà ospedaliera) in grado di offrire percorsi diagnostico-terapeutici integrati di eccellenza, caratterizzati da alto valore tecnico, rapidità ed efficienza nella gestione e nel coordinamento dei tre momenti clinici fondamentali (diagnostica strumentale, anatomia patologica e chirurgia) che spesso risultano invece disgiunti e frammentari, con pause temporali anche lunghe e di difficile gestione. Tutti e tre i momenti del percorso, grazie alla stretta collaborazione, alla comunione di intenti e condivisione di linee guida, risultano di elevato valore tecnico, e tale collaborazione mi ha permesso di confezionare negli anni un numero elevatissimo (per una attività operante prevalentemente sul territorio) di diagnosi di alto livello (circa 150/anno).
La efficacia di tale collaborazione è in gran parte dovuta a un grande affiatamento del team, in particolare tra il servizio di chirurgia e quello di anatomia patologica, già orientato ad offrire al chirurgo risposte a priori complete ed esaustive (non solo diagnosi microscopica ma spesso pannelli prognostici più complessi) per orientare il chirurgo nella decisione terapeutica più corretta fin da subito (chirurgia vs altri tipi di trattamenti neo adiuvanti) evitando di ritardare il momento terapeutico a causa di risposte parziali che implicherebbero ulteriori richieste di approfondimenti preoperatori aggiuntivi. E ritengo essere proprio questo il punto di forza e il più grande successo della mia attività professionale: essere riuscita a rendere disponibile, sul territorio, un momento diagnostico che offra alla paziente, contestualmente ad una diagnosi tanto temuta e psicologicamente invalidante come quella del tumore al seno, anche la contestuale strategia di soluzione, immediata quantomeno come proposta, e già confezionata, in modo che la paziente si focalizzi fin da subito più sul secondo aspetto che non sul primo, iniziando così già il percorso di “cura”.
Tutto ciò si traduce nel confezionamento di pacchetti diagnostico/terapeutici caratterizzati da efficienza e rapidità, che vedono le pazienti già operate a pochissime settimane dalla prima diagnosi. La mia più grande soddisfazione è infatti far sì che le donne rimangano per il più breve tempo possibile (possibilmente mai), sole con la loro diagnosi, in quel limbo di incertezza terribile e temuto in attesa che arrivino finalmente le soluzioni, che per fortuna sono ormai quasi sempre efficaci e risolutive.